SPORTSCAPE


Una visione, o meglio, un’interpretazione del tutto personale sul mondo dello sport, dello stretto legame fra l'esaltazione dei gesti atletici e l'armonia dei luoghi che li ospitano. Accostando la staticità dei luoghi, volutamente deserti, al dinamismo dell'azione ho voluto restituire il senso della pratica sportiva in attivo ed in passivo, da un punto di vista inedito.

 

La contrapposizione tra immagine fissa e in movimento è il contrasto scelto per esaltare entrambe. Ho voluto catturare nel contempo l’emozione del gesto sportivo e l’attesa dello stesso, senza distinzioni, dando vita ad una galleria di immagini in cui i templi dello sport ed i loro atleti emergono quindi non come elementi separati, ma come un unicum dove l’uno non può esistere senza l’altro. 

DON'T CALL ME BABY


In Italia, la vecchia legge 91 del 1981 ancora in vigore, demanda alle singole federazioni la  facoltà di aprire o meno le porte al professionismo sportivo sulla base delle direttive stabilite dal CONI, impedendo di fatto alle donne di potervi accedere. Questo comporta che, indipendentemente dal livello tecnico, agonistico e nonostante per talune di loro lo sport sia la prima fonte di reddito, le donne Italiane sono definite "dilettanti". Di conseguenza nessuna atleta oggi può beneficiare di alcuna tutela occupazionale, previdenziale, infortunistica e di protezione in caso di maternità.

 

Le ragazze descritte praticano sport quasi prettamente maschili, quali pugilato, enduro e football americano. Tre storie per mostrare il loro lato femminile in un contrasto solo apparente di grazia e tenacia, sensualità e determinazione nel raggiungere gli obiettivi, talvolta anche a dispetto di difficoltà strutturali e pregiudizi culturali.

SILENT SHADOWS 17


Notte fonda. Fu allora che la terra tremò così forte da dividere per sempre ciò che è stato da ciò che non sarà più. Quella notte si respirava un’aria diversa nelle strade dell’entroterra d’Abruzzo. Durante gli ultimi mesi, in molti si erano quasi abituati allo sciame sismico, iniziato nel dicembre 2008, tanto abituati da imparare persino a convivere con il tremolio della terra. Erano le 3:32 quando le linee spigolose dei sismografi  ferirono in modo violento borghi e paesi delle montagne, trasformando le case, luoghi di rifugio e protezione, in trappole da cui fuggire il più rapidamente possibile. Le stanze vennero abbandonate in tutta fretta. Per molti, quella notte rappresentò il giorno “zero” delle proprie vite.

 

Trascorsi sei anni dalla tragedia, decisi di intraprendere il mio personale viaggio all’interno dei comuni più colpiti dal sisma, oggi dimenticati dai media e quasi abbandonati al loro triste destino, abitati da pochi in quella tragica notte ed ora soltanto dai ricordi. Un cammino teso alla riscoperta di quell’intimità perduta, dove tutto nasceva, dove tutto era “Famiglia”. Il silenzio, fedele compagno di viaggio, è stato presente in modo assordante dietro ogni angolo, attraverso un percorso teso alla riscoperta di stanze disabitate nascoste in luoghi fantasma, imprigionate in un passato buio e pieno d’ombre, ma ancora abitate da spiragli di luce e di speranza. Per non dimenticare.

LAST DEPARTURE


La stazione di Crocetta è stata per decenni un importante snodo ferroviario abruzzese che incrociava due tratte storiche, la Ortona Marina - Crocetta (costruita nel 1924) e la San Vito - Castel di Sangro (inaugurata nel 1915), entrambe gestite dalla "FAS" (Ferrovia Adriatico Sangritana). Le linee, inizialmente percorse da treni a vapore, furono  elettrificate nel 1924 e rimasero in funzione rispettivamente fino al 1982 ed al 2003, anni in cui i due itinerari furono dismessi. A partire da allora  motrici, carrozze passeggeri, merci e carri bestiame trovarono "asilo" nella stazione di Crocetta.

 

La sosta sarebbe dovuta essere temporanea nell'attesa di ricollocare i convogli in altra struttura, invece passarono anni senza che nessuno si ricordò più del "cimitero" di Crocetta. Nel 2011 la Guardia di Finanza pose sotto sequestro i vagoni in evidente stato di abbandono per violazione delle norme in materia ambientale. Soltanto nel 2015, a bordo di bisarche eccezionali, i convogli partirono un'ultima volta abbandonando la stazione.